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Miglior guida di New York? Questa. Fuhgeddaboudit!

Anche Donnie Brasco avrebbe scelto un tour personalizzato con la vostra “Guida Inutile New York”. Tanto più che è pratica pure di Miami… Venite con me, ché ve lo dimostro.


Allora, mettiamo subito in chiaro un punto, prima di procedere. Non serve affidarsi ad una guida di New York per visitare questa città. Che sia in carne e ossa o anche solo cartacea. Lo dico contro il mio interesse, ma è un’ovvietà. Potete venire quaggiù, quando le frontiere saranno di nuovo riaperte del tutto, e sopravvivere anche senza quelli come il sottoscritto. Maledizione.

Guida di New York, Panorama di Manhattan visto dal Ponte di Brooklyn
Panorama di Manhattan visto dal Ponte di Brooklyn

Le guide turistiche che appartengono alla categoria dei papiri sono senz’altro utili, un aggettivo che non viene speso con leggerezza su queste pagine. Una seria guida di New York ti spiegherà come non perderti in una metropolitana caotica, dove è frequente che la stessa stazione abbia entrate diverse a seconda della direzione dei treni. Ti rammenterà perché devi lasciare la mancia quasi dappertutto, e come calcolarla. Oppure come prendere un taxi, anche se non ricorderai mai quale sia la luce da seguire sul tetto delle onnipresenti auto gialle. E via di questo passo, per vincere la tua eterna riconoscenza dopo aver speso trenta o quaranta euro per tutta quella carta. 

A TE NON SERVE UNA SEMPLICE GUIDA DI NEW YORK…

Sempre la medesima e autorevole guida di New York, poi, ti racconterà la mirabolante storia della città, dai nativi Lenape alla pizza di Roberta in quel di Bushwick, passando per le varie epidemie di colera e l’eredità urbanistica dei Rockefeller. Ogni guida di New York, poi, ti delizierà con dettagli sulle tonnellate d’acciaio usate per costruire il Brooklyn Bridge, su palazzi di giustizia trasformati in biblioteche e sull’Art Deco dei suoi grattacieli più famosi.

Ma tu, anche senza nascondere nello zaino un tomo zeppo di fotografie e indirizzi vari potrai prendere comunque la metropolitana, e troverai pure l’Empire State Building. Prima o poi. Ti basterà alzare il naso. L’ignoranza delle informazioni più utili e delle storie più interessanti non ti impedirà di goderti un minimo la città. Ciò valeva anche trent’anni fa, quando non esisteva l’internet per tutti e non avevi sul telefonino le mappe con ristoranti, musei e porno-shop.  

Nel dicembre 1992, con un amico, ho visitato Manhattan per tre giorni, senza avere la più pallida idea di cosa fosse una guida di New York, senza un’indirizzo che fosse uno e, ovviamente, senza un telefono portatile collegato come un computer. Dall’aeroporto siamo andati, seguendo l’esempio di altri turisti, nella zona di Times Square. Appena scesi dall’autobus, siamo stati avvicinati da una ragazza che promuoveva un ostello economico lì vicino, dove abbiamo in effetti pernottato. Abbiamo girato l’isola in lungo e in largo, in quei tre miseri giorni, da Harlem al Ponte di Brooklyn. Siamo saliti sulla corona della Statua della Libertà, e poi in cima all’Empire State Building quando il sole tramontava. Siamo riusciti a vedere una partita dei Knicks al Madison Square Garden. Scavando tra le righe microscopiche delle pagine gialle, siamo andati negli uffici della Schott per chiedere dove avrei potuto comprare un chiodo, il loro famoso giubbotto in pelle per motociclisti. 

In quel dicembre del 1992, anche se Rudy Giuliani non era ancora il Sindaco della città che voleva ripulirsi e puntare ai turisti della Disney, Times Square non era più lo squallore dei due decenni precedenti, descritto in tanti film polizieschi o nei telefilm di Kojak. Ma senza troppa difficolta, in quella New York, si potevano trovare sexy shop e locali porno. Oggi quella città è scomparsa. E nessuna guida di New York ti dirà che se vorrai comprare materiale pornografico, nel giro di qualche isolato, avrai a disposizione una manciata di negozi sotto la Gowanus Expressway, lungo la 3rd Avenue di Sunset Park a Brooklyn. La Guida Inutile New York, invece, su ‘ste cose è proprio un passo avanti.

Guida di New York, Manhattan, 6th Avenue all’angolo con Herald Square
Manhattan, 6th Avenue all’angolo con Herald Square

La bella presenza di una guida turistica, il suo un tono di voce accattivante, il sorriso smagliante, e magari con una certa padronanza dei congiuntivi, ti faranno innamorare della guida prima ancora che della città. E questa carismatica guida di New York renderà piacevoli, se non indimenticabili, le ore trascorse insieme. Per due o tre ore potrai perdere il senso dell’orientamento, guardarti attorno senza la preoccupazione di sbagliare strada. Ci penserà la guida a indicarti la direzione in metropolitana e a chiedere quanto costa quella tazza con I ♥️ NY. Non sarà come l’autorevolissima guida di New York persa nel fondo del tuo zaino. Ma per il tempo trascorso insieme crederai che New York non sia affatto una città stressante. 

Con un po’ di presunzione, per un attimo potresti pure credere che  non sia nemmeno tutta ‘sta cosa interessante. La guida continua a parlarti dei treni che correvano lungo la High Line o delle colonne corinzie di un ufficio postale che adesso è una stazione per… treni. Hai già scarsa memoria di Federico Barbarossa e Pietro Micca, difficile che le vicende di un governatore olandese non ti facciano sbadigliare. Al massimo potrai mostrare un po’ di curiosità per qualche navigatore fiorentino al servizio dei reali di Francia. “Ma com’è che il ponte di Verrazzano aveva una sola zeta nel nome?”.

…MA DI SICURO, CON I TOUR PERSONALIZZATI DELLA “GUIDA INUTILE NEW YORK”, CONOSCERAI QUESTA CITTÀ COME SE FOSSE LA TUA…

Pagare per sbadigliare non sembra mai una buona idea. Per questa ragione, da quando vivo quaggiù io provo a seguire una strada diversa. 

1) Prima di tutto, cerco di conoscere un po’ più a fondo chi mi contatta per una visita guidata. Voglio sapere i loro interessi, che vita fanno in Italia, se in passato si sono serviti di guide turistiche per tour personalizzati, e via di questo passo. I desideri di una giovane coppia non sono le esigenze di una famiglia con bambini piccoli. Ai primi provo sempre a lasciare un po’ di spazio per un minimo di intimità. Ai secondi offro sempre l’opportunità di rifiatare, mentre i loro figli giocano a palla o con il frisbee che mi porto dietro per l’evenienza.

2) Quando ho compreso un minimo chi siano i miei clienti, chiedo loro se c’è qualcosa che vogliono assolutamente visitare: un quartiere, una strada, delle attrazioni in particolare. Promuovo spesso Brooklyn Heights, per chi ha poco tempo per visitare Brooklyn. E magari, proprio avendo figli piccoli al seguito, preferisce finire la visita giocando a calcio davanti al panorama dei grattacieli di Manhattan. Per i più curiosi, e per coloro che non hanno paura a camminare, sempre a Brooklyn, propongo una lunga passeggiata che da Dumbo può anche arrivare sino a Carroll Gardens. Per chi, invece, preferisce concentrarsi su Manhattan, ma vuole il punto di vista di chi vive in questa città, Soho, Tribeca, Chinatown e il Greenwich Village sono sempre mete nella lista dei luoghi da non perdere. I coraggiosi si spingono a chiedere un tour gastronomico in qualche enclave etnica del Queens, da Jackson Heights a Flushing. I coraggiosissimi vogliono andare nel Bronx e non sanno da che parte iniziare. Per quasi tutti, Staten Island è solo sinonimo di traghetto, e per quello, non hanno bisogno di una guida di New York.

3) Una volta decisa l’area coperta dal nostro tour personalizzato, definiamo quello che è il vero obiettivo del tempo che trascorreremo insieme: la meta del tour sarà soprattutto un pretesto per parlare a ruota libera di tutto ciò che New York e l’America fanno venire in mente, e io proverò a rispondere a tutte le domande e curiosità possibili. Si, certo, ci saranno informazioni storiche e dettagli sull’architettura dei luoghi che visiteremo. Ma la “Guida Inutile New York” non è e non vuole essere una guida di New York come tante altre. Esistono già, queste guide che offrono tour organizzati al millesimo di secondo: fanno un ottimo lavoro e sarebbe stupido copiarle.

Io amo questa città. Come ho amato la città dove sono nato e cresciuto, la “mia” Torino. E poi Roma, Pavia, Piombino, Napoli e tutte le città dove in passato ho avuto la fortuna di trascorrere un po’ di tempo che andasse oltre la semplice toccata e fuga. L’amore per le città che mi hanno lasciato un segno si è sempre esteso alle aree meno note, a quelle spesso evitate dai turisti poco curiosi. Quando ero a Roma, andavo alle corse dei cavalli all’Ippodromo di Capannelle. A Napoli, compravo la mozzarella di bufala a Melito, da “Tonino l’Abbrucato”, guidato da amici che conoscevano a memoria ogni metro dell’Asse Mediano. E prima d’entrare a Venezia, mi fermavo a Marghera. Oggi che vivo a New York non è diverso. Questa città è così grande, ci sono così tanti quartieri diversi tra loro, e milioni di persone con radici in mezzo mondo, che la New York delle cartoline è solo una delle tante possibili. Forse nemmeno la più interessante.

Purtroppo, chi viene in visita a New York non ha quasi mai molto tempo a disposizione. E deve giustamente limitarsi proprio a quella New York più conosciuta, la protagonista di tante commedie e canzoni che hanno reso la città una sorta di luogo immaginario che può appartenere a chiunque. Con la mia “Guida Inutile New York” provo a raccontare la città quotidiana che non può trovare molto spazio nelle guide tradizionali. Con le visite guidate e con i tour personalizzati provo ad allargare lo sguardo su New York partendo da quelle cartoline. La città immaginata si spiega davanti agli occhi nella sua concreta realtà e, piano piano, vengono a galla le storie che la rendono più vicina, e a volte anche simile, alle esperienze di chi arriva in città come semplice turista. Quando chi visita New York con me inizia a fare domande più personali, e vuole sapere cosa mi abbia portato quaggiù, come io e la mia famiglia ci siamo adattati, dove facciamo la spesa o cosa mangino i bambini a scuola, io so che sto per raggiungere il mio obiettivo: adesso, anche per loro, New York non è più solo una cartolina, ma un luogo reale, con bellezze e magagne come qualunque altra piccola o grande città.

…E, SOPRATTUTTO, TI DIVERTIRAI MOLTO DI PIÙ! FUHGEDDABOUDIT.

Guida Inutile New York, Guida di New York, Denis Spedalieri

New York è una città straordinaria, stupido negarlo. Pur sforzandosi con tanta buona volontà, è forse impossibile trovare qualcosa di simile anche in grandi città globali come Londra e Parigi. Ti ricordi dell’eccezionalità di New York, del suo essere una vera città-mondo, ogni volta che vai via per qualche giorno e poi ci ritorni. Qui a New York siamo orgogliosi, della nostra città congestionata e multiculturale. E ci sentiamo gli unici a poterla davvero criticare (perché la lista dei problemi è lunghissima). Solo la presunzione newyorchese può arrivare al livello che molti suoi abitanti non esitano a definirla “The Greatest City in the World”. 

Con questa stessa presunzione che ormai mi rende un vero newyorchese, io vi dico che i miei tour personalizzati, sotto il marchio di questa “Guida Inutile New York”, sono i migliori qui in città. E che questa sconclusionata guida inutile, dove le informazioni pratiche quasi non esistono, è in assoluto la miglior guida di New York (booooom!!!). Lo so, forse sarebbe più realistico dire “tra i migliori tour personalizzati” e “tra le migliori guide”. Ma a New York l’idea di modestia si applica solo a quello che capiterà in futuro. Un giorno ci sarà una guida di New York migliore di questa. Un giorno, non oggi. Il Woolworth Building è stato il grattacielo più alto di New York. Poi il Chrysler Building è stato il grattacielo più alto di New York. Poi l’Empire State Building è stato il grattacielo più alto di New York… Chiaro il concetto?

Ho deciso che le visite guidate e i tour personalizzati della “Guida Inutile New York” saranno offerti con un marchio apposito: FUHGEDDABOUDIT. Per quanto tempo? E chi lo sa. Qui la strategia di marketing è in divenire. Ma soprattutto, perché proprio FUHGEDDABOUDIT?

“Forget about it”. Letteralmente significa: “dimenticatelo”. Può essere un altro modo per dire “lascia perdere”. “Fuhgeddaboudit” è la pronuncia marcatamente italoamericana di “forget about it”. A Brooklyn è talmente popolare da trovarsi nei cartelli stradali ufficiali che segnalano l’uscita dai confini del borough: “Leaving Brooklyn – Fuhgeddaboudit”. Siamo così fighi, qui a Brooklyn, che anche i cartelli d’ingresso sono diversi rispetto a quelli degli altri borough. A Manhattan dicono “Welcome to Manhattan”, e nulla di più. Noi diciamo cose tipo “Welcome to Brooklyn – How sweet it is”, che era la frase ripetuta dall’attore comico Jackie Gleason nella serie televisiva “The Honeymooners”, popolare a metà degli anni cinquanta qui negli Stati Uniti. Gleason era nato e cresciuto a Brooklyn.

La Gowanus Expressway quasi alla fine di Brooklyn, prima del Ponte di Verrazzano che la collega con il borough di Staten Island

La frase “fuhgeddaboudit”, che altri scrivono “fuhggedaboudit” o “fuggeddaboudit”, ha avuto un’improvvisa notorietà a metà degli anni novanta. Era ripetuta in continuazione dai protagonisti del film “Donnie Brasco”, dedicato alla storia coraggiosa di Joe Pistone, poliziotto infiltratosi nei ranghi della mafia newyorchese. Joe Pistone alias Donnie Brasco era interpretato da un grandissimo Johnny Depp, al  fianco di un altrettanto grande Al Pacino. In una scena diventata famosa, un agente dell’FBI chiede a Donnie Brasco il significato di  quella frase, forget about it.

Premessa: io non ricordo d’aver mai visto Donnie Brasco nel doppiaggio italiano. Ma da quando sono in America credo d’averlo macinato nella versione originale almeno una mezza dozzina di volte. È un film che mi piace proprio tanto, dove i protagonisti si muovono tra Manhattan, Brooklyn e Miami. Proprio come per lungo tempo ha fatto pure il sottoscritto. Quindi, la mia traduzione della scena potrebbe tranquillamente non corrispondere al film in italiano. Probabile che i traduttori abbiano faticato non poco a rendere davvero il senso. Il mio obiettivo, qui, è solo spiegare perché ho scelto “FUHGEDDABOUDIT” come marchio dei tour personalizzati con la Guida Inutile New York. Avendo già spiegato il concetto letterale, lascio inalterata la frase “forget about it”.

Allora, che dice Donnie Brasco?

“Forget about it è come se tu sei d’accordo con qualcuno. Tipo: Raquel Welch è una gran gnocca, forget about it. Ma anche quando non sei d’accordo, tipo: la Lincoln è meglio della Cadillac, forget about it. O anche quando qualcosa è la più grande (migliore) del mondo, tipo: i peperoni di Mingaro, forget about it. Oppure per dire vai al diavolo. Tipo che dici, ehi Paulie, ce l’hai piccolo. E Paulie ti risponde forget about it. Qualche volta significa solo dimenticatelo.”

A questo punto, dovrebbe essere chiaro.

La miglior guida di New York? Ma che domande! La “Guida Inutile New York”, fuhgeddaboudit.

E se volete regalarvi una visita indimenticabile con la miglior guida di New York, contattatemi via mail a [email protected] per programmare il vostro tour personalizzato nei minimi dettagli. Fuhgeddaboudit…

Vi aspetto.

Saluti da New York!

P.S. e cosa c’entra la pizza fatta in casa con un video per promuovere la mia Guida Inutile?

Non inviamo spam! Nemmeno quella in gelatina, la carne in scatola più famosa alle Hawaii. Leggi l’Informativa sulla privacy della “Guida Inutile New York” per avere maggiori informazioni.

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