Utril Rhaburn, Young Nomadic, Central Park, New York City

Gente di New York #6 – Utril Rhaburn, che fa il sassofonista anche a Central Park

Central Park può offrire una buona scorciatoia. Amando la musica jazz, può diventare perfetta.

 

Non ho molto tempo. A dire il vero, sono proprio un po’ di fretta. Sto attraversando a testa bassa Central Park perché devo raggiungere la metro su 6th Avenue prima di mezzogiorno. Nemmeno il cielo aiuta a rallentare il passo. Si sentono le prime gocce, quelle che le previsioni del tempo spergiuravano sarebbero arrivate solo nel pomeriggio.

Sul mall, il viale più immortalato dalle macchine fotografiche in passaggio da Central Park, i turisti cercano disperatamente la New York da cartolina autunnale, anche se le piogge dei giorni scorsi hanno già reso spogli molti alberi. Il fine settimana della maratona s’è portato via foglie e folle. Posso risalire il flusso che entra nel parco come fossi un salmone, e senza incontrare particolare resistenza.

Davanti a quella che non è la statua di Bartolomeo de Las Casas ma quella di Cristoforo Colombo, mi fermo. Note di musica jazz alleggeriscono la pesantezza di questo monumento.

A New York le statue di Colombo non sono proprio una rarità. Ce n’è una Brooklyn, in un parco che porta il suo nome davanti alla Corte Suprema dello Stato di New York (nella stessa zona, peraltro, dove viene processato El Chapo, il noto narcotrafficante messicano). E poi, sempre qui a Manhattan, c’è quella su Columbus Circle, la rotatoria a sud di Central Park dove si incontrano Broadway e 8th Avenue. Cristoforo Colombo, a New York, è amato solo dagli italoamericani. Ma il Sindaco De Blasio, a gennaio di quest’anno, ha detto che alla statua di Columbus Circle, che non verrà rimossa, saranno finalmente aggiunte delle iscrizioni per ricordare i massacri di indigeni compiuti dal navigatore italiano e dai suoi uomini nelle isole caraibiche.

Central Park, New York City
Central Park, Mall

Nemmeno la musica jazz è proprio una rarità in questa città, a partire dai tunnel e dai ponti di Central Park. Ma il sassofonista che si è piazzato sotto la statua del nostro compatriota genocida con la fissa per le Indie, vale la sosta. Faccio un po’ avanti e indietro, guardando l’orologio per capire quanto sono già in ritardo. Metto mano al portafoglio.

I pochi che passeggiano davanti al giovane musicista non si fermano. Lui, nascosto dietro i suoi occhiali da sole e un cappello grigio, è incurante. Sembra suonare come se fosse al Lincoln Center, che peraltro, non è nemmeno così lontano dal parco. Secondo me, Wynton Marsalis adesso dovrebbe fare un salto qui a Central Park. La musica si interrompe. Mentre aspetto che arrivi anche Wynton, mi avvicino al sassofonista. Gli chiedo a che età abbia iniziato a suonare jazz, perché qui in città, a partire dal Jazz Standard, ho visto ragazzi davvero giovanissimi.

“Anch’io ho iniziato a suonare quand’ero molto giovane”, risponde il mio sassofonista di Central Park. Suono jazz e il sassofono da 16 anni”. Quando ci presentiamo, mi mostra il suo biglietto da visita e continuiamo a chiacchierare. Utril Rhaburn è ancora molto giovane, ha 25 anni. Mi racconta che un quarto della sua vita lo ha trascorso all’estero. “In Germania. Ho studiato e vissuto in Germania per sei anni. Non è facile, ma ho imparato a parlare tedesco!”.

Sul suo biglietto da visita si definisce “giovane nomade”. Perché “Young Nomadic” è il nome che ha usato per anni, quando ha iniziato a pubblicare la sua musica online, unendo hip-hop e jazz.

Io non sono mai stato in grado di suonare nemmeno il flauto dolce alle scuole medie. Non so se abbia odiato più il flauto dolce o le medie. Ma ho sempre avuto un debole per il sassofono. E per la musica jazz. Quando avevo dieci anni ho iniziato un’epica collezione di musicassette jazz. Cento, per la precisione. E il jazz è riapparso anche più avanti, nella mia vita. Racconto a Utril che mia moglie ha studiato jazz in North Texas e, per un po’, ha pure composto musica per grandi orchestre jazz. “Conosco bene UNT, l’Università del North Texas, ho amici che hanno studiato lì”. Lui, invece, ha studiato a Boston, in un altro famoso college per la musica jazz, Berklee.

La mamma di Utril ha fatto carriera nell’Army, l’Esercito americano. “Ho iniziato a suonare prendendo come modello i musicisti della banda militare”, mi racconta. Adesso anche il giovane nomade, che ha fatto di tutto, pure giocato a football, ha messo radici. Ha lasciato Boston ed è tornato ha Brooklyn. Ha famiglia, e una bimba piccola che ha compiuto un anno da poche settimane.

Utril non disdegna di suonare a Central Park, la vita è cara per tutti qui a New York. Ma lui suona soprattutto nei club. E lo scorso anno, con il suo sassofono, ha pure lavorato per Joey Bada$$, rapper newyorchese. “Super Predator” la canzone in cui è possibile apprezzare Utril Rhaburn.

Potrei davvero stare qui per ore, con il giovane nomade. “Mi piace molto George Benson”, dice. E inizia a suonare per me qualcosa che potrebbe essere “Breezin” ma non ne sono così sicuro. Ci salutiamo e lo lascio tornare al suo lavoro.

Se Wynton Marsalis non viene ad ascoltare Utril qui a Central Park, è matto.

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