Mangiare a New York #1 – Diner

Trovare qualcosa da mangiare è l’ultimo dei problemi. Qui si mangia a qualunque ora del giorno e della notte. Iniziamo con il più classico dei ristoranti americani.


“Amò… ma a New York… mangiare non si mangia?”. Avete ragione. Qui, per ora abbiamo solo camminato. Quando è andata bene, in una giornata di tempo balordo, ci siamo fermati al caldo. Quando ha detto male, abbiamo strisciato i piedi per un paio d’ore alla ricerca di reperti d’archeologia industriale. È il momento dei crampi allo stomaco. Il nostro urbano Indiana Jones piange fame, e noi con lui. Iniziamo oggi la serie di suggerimenti sui luoghi dove andare a mangiare a New York. Con qualcosa che più americano di così c’è solo la bandiera a stelle e strisce: i “diner“. E adesso portiamo Indiana a mangiare, va.

A New York si cammina veloci. A New York si mangia velocemente. Luoghi comuni? Miti? Chiamateli come vi pare. Son duri a morire ma un po’ di ragione ce l’hanno pure loro. Li vedete i grattacieli bellini? Bene, in molti di quei posti la gente ci lavora. Significa che quando è il momento di entrare in ufficio o quello di tornare a casa, la gente si muove tutta insieme da quei parallelepipedi e meno turisti ci sono per le strade, meglio è. Mangiare? Non fa differenza. Nell’isolato dove lavori ci sono dieci posti per pranzare. Nello stesso isolato lavorate in migliaia. La prima cosa che ti viene in mente è quella di portarti il pranzo da casa e mangiare davanti al computer, lo fanno in tanti. Se decidi, invece, che vuoi condividere il tuo alito con altri umani, ti prepari a ingoiare qualunque cosa sia vagamente edibile e mezz’ora sarà un eternità. Sedersi sarà dono per eletti.

Diner, Tannersville, New York
L’interno di un diner, Tannersville, NY

Ma voi siete venuti a visitare New York, non a viverci. Mangiate già tutto il resto dell’anno sulla vostra scrivania ad Agrate Brianza, con lussuosa vista tangenziale. Voi le volete sotto il tavolo, le gambe. Non se ne parla di hot-dog o pizza per strada. Almeno non oggi.

La vostra “Guida Inutile NEW YORK” vi porta a mangiare in un tradizionale diner americano. Ne scegliamo tre. Due le caratteristiche: si trovano a Downtown Manhattan, dove siamo in esplorazione già da un po’, e sono tutti autentici non imitazioni recenti. L’ultima caratteristica potrebbe dir poco ad un visitatore ma significa molto per chi vive qui, soprattutto per il portafoglio per l’innata nostalgia newyorchese. La vostra guida oggi non vuole solo farvi assaggiare la città vera, ma anche quella che ha le radici piantate qualche decennio fa. Salite sulla macchina del tempo e lasciate a terra chi è a dieta.

COS’È UN DINER?

Il diner è il papà del fast food. Prima che le varie catene di ristoranti veloci lo soppiantassero negli anni ’70, il diner era il posto tradizionale dove fermare la macchina e andare a mangiare a qualunque ora del giorno o della notte. Lo abbiamo visto tante volte nei film americani, soprattutto quelli ambientati negli anni ’50. All’epoca dominava l’acciaio e i diner, esternamente, avevano l’aspetto della carrozza di un treno. Anche al loro interno sembrava d’essere su un treno: ciascun tavolo si trovava tra due divani spartani, dove si potevano accomodare quattro persone, e le spalliere di questi divani servivano a separare i diversi tavoli. Tanto per capirci con chi ha più di quarant’anni, quello di Fonzie, Richie e gli altri di Happy Days era un diner. E anche quello della rapina di Pulp Fiction.

Col tempo, soprattutto nelle grandi città, l’estetica dei diner è cambiata. Quando occupavano un’intero lotto di terreno la loro forma si è allargata, ma in luoghi come Manhattan sono stati spesso integrati in altri palazzi, come qualunque altro negozio o attività commerciale. A volte si sono persi anche i divani, ma quasi mai i lunghi banconi con sgabelli imbottiti. Quello che non è cambiato è il cibo che si può trovare in un vero diner.

COSA SI PUÒ MANGIARE IN UN DINER?

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“Reuben” sandwich

La prima cosa da ricordare è che in un vero diner si può fare la colazione tutto il giorno. Uova, bacon, cereali, pancake, waffle, frutta. E caffè, tanto caffè.

Ma possiamo anche ribaltare il punto di vista: a qualunque ora del giorno si può mangiare tutto quello che c’è nel menù. In genere per leggere il menù di un diner serve mezza giornata buona. A meno che voi non entriate con le idee chiare e vogliate solo un milkshake al cioccolato. La vostra “Guida Inutile NEW YORK” vi fa una bella lista, facile facile, così quando arrivate in zona vi basterà solo un’ora di lettura veloce.

  • Omelette: con tutto quello che vi viene in mente, tipo formaggio, spinaci, broccoli, prosciutto, salame piccante, funghi… E pure avocado. Poiché moltissimi diner a New York sono gestiti da greci, potrete anche chiedere un’omelette con la feta.
  • Insalate: tonno, pollo, immancabile avocado e inseparabile compagna feta.
  • Hamburger: tutte le varianti possibili, dal cheeseburger al cheeseburger e ritorno, passando pure per l’alternativa vegetariana, perché il vegano ci ha veramente… i soldi.
  • Hot dog: andrebbero mangiati in strada, a dire il vero, quelli cotti nell’acqua sporca, come si dice qui.
  • Bagel: siete nella Capitale Mondiale Del Bagel. Formaggio cremoso e salmone affumicato, il classico newyorchese per eccellenza, “bagel and lox“.
  • Panini freddi: con qualunque affettato immaginabile, e poi uova, pollo, tacchino, formaggio e anche un classicissimo americano come burro d’arachidi e marmellata. Si, perché non c’è bambino di questo paese che non voglia mangiare il suo “peanut butter and jelly“. E non serve una scienza per capire perché piaccia.
  • Panini caldi: quasi tutto quello di cui sopra più il manzo, tanto manzo. Lo ritroveremo anche nei “deli“, altri luoghi tradizionali della vecchia New York. Per ora ci basti sapere che il manzo che mangeremo nei panini caldi può avere due varianti, “pastrami” e “corned beef“. Il primo, dopo essere passato per spezie ed erbe varie, viene affumicato; il secondo vive con il sale. Il pane di segale è la morte del manzo.
  • Piatti caldi: pollo fritto, alla griglia, calamari fritti, costine di maiale e, come da tradizione, il polpettone.

Per i bagel e il pastrami la città deve ringraziare gli ebrei immigrati dall’Est Europa. Ne riparleremo. Adesso andiamo. “Ecco, si, Amò, stavo giusto per…”.

UN DINER NEL FINANCIAL DISTRICT

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Pearl Diner, Financial District

Mangiare nella zona di Wall Street, per l’autore della vostra “Guida Inutile NEW YORK“, è un’esperienza abbastanza anonima, resa ancora meno attraente dai palazzi circostanti. Si, ci sono ovviamente posti storici come Delmonico’s, steakhouse per portafogli gonfi dal 1837. Ma andare espressamente nel Financial District nel tempo libero, e magari pure per pranzare, è fuori discussione. Tutto ciò detto, trovandoci da quelle parti, faremo una sosta degna di nota al PEARL DINER (212 Pearl Street).

Autentico diner in tutto e per tutto: poca scena, ambiente che credo sia mai cambiato in 50 anni, molta sostanza, prezzi ancora ragionevoli. L’ultimo è un dettaglio da non sottovalutare quando si arriva a New York con l’euro in tasca e uno stipendio medio italiano. Il Pearl Diner è ancora il classico ristorante dalla forma quasi rettangolare e separato dalle altre costruzioni.

Il mio suggerimento è di andarci lontano dall’ora di pranzo. Con la stessa latitudine ma il vostro fuso orario fermo a Napoli, soprattutto i primi giorni, già alle dieci del mattino potreste sentire i morsi della fame. Il sottoscritto ci va alle tre del pomeriggio al Pearl Diner, quando gli impiegati sono già rientrati da un bel po’ negli uffici e ci si può accomodare ad un tavolo tutto per se. La mia scelta cade spesso sul “Reuben”, un sandwich a base di “corned beef” e crauti. Quando chiederete il conto vi porteranno un foglio scritto a mano. Andate alla cassa e pagate. Please, ruttino all’esterno.

UN DINER / LUNCHEONETTE NEL GREENWICH VILLAGE

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La Bonbonniere, Greenwich Village

A differenza del Financial District, il Village è invece uno di quei posti dove è proprio piacevole andare, anche per mangiare fuori. Rara area di Manhattan dove molti palazzi non superano i quattro o cinque piani. Personalmente, mi piace molto la zona est, quella decisamente meno turistica. Ne parlermo in futuro, promesso. Ma capisco che arrivando in città, magari per la prima volta in visita, sia più ovvio voler vedere la zona che si sviluppa attorno a Washington Square. Così come sarà abbastanza normale spostarsi verso ovest, e andare a cercare Bleecker Street. Probabile che le vostre guide vi segnaleranno dei diner nel Village, anche abbastanza noti come il Washington Square Diner (W 4th Street e 6th Avenue). Ma siamo sempre in area molto turistica, possiamo provare ad evitarla almeno un po’. Arrivando da Washington Square Park, tiriamo dritto proprio su W 4th Street, fino a quando non arriviamo su Jane Street. Potremmo, in teoria, anche fermarci a mangiare un hamburger proprio lì all’angolo destro, al Corner Bistro, ma è solo un pub come tanti altri e i loro hamburger non mi fanno impazzire. Giriamo invece a sinistra e prendiamo la 8th Avenue in direzione sud. Dopo pochi passi arriveremo a LA BONBONNIERE (28 8th Avenue). Posto piccolo, non facilissimo trovare posto a sedere, nemmeno quando con la bella stagione si aggiungono i tavolini lungo il marciapiede. Arredamento semplice, nulla di simile ai diner tradizionali. A dirla tutta, questi piccoli ristoranti, con menù a volte più ridotti ma non dissimili i a quelli di un diner, a New York si chiamano “luncheonette“. La Bonbonniere è accogliente, tante foto e disegni vari alle pareti. Anche qui prezzi molto ragionevoli. Niente fuffa, tante uova e molto bacon. Solo contanti.

UN DINER NEL MEATPACKING DISTRICT

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Hector’s Place, Meatpacking District

Già sappiamo che il Meatpacking è una zona di tendenza. Da qui parte la High Line e quaggiù ora c’è la nuova sede di una delle più importanti istituzioni per l’arte americana, il Whitney Museum. Al posto dei macellai, boutique dai nomi altisonanti, robe da settimane della moda e dintorni. Mangiare da queste parti significa confrontarsi con ristoranti spesso altrettanto pretenziosi. Anche il nuovo mega-negozio della Samsung, aperto da pochi giorni, offrirà cibo a chi non si accontenterà di giocare gratis con i telefoni. Ma così come un piccolo gruppo di imprese della lavorazione delle carni è riuscita a sopravvivere negli ultimi decenni di “gentrificazione” del quartiere, allo stesso modo è sopravvissuto un diner davvero d’altri tempi. Poco distante le scale d’ingresso della High Line, e a fianco di un paio delle vecchie imprese, l’insegna di HECTOR’S (44 Little West 12th Street) dice che è stato aperto nel 1949, anche se credo i suoi interni siano stati ristrutturati, anche “solo” trent’anni fa. Memoria di un passato quasi del tutto cancellato e oasi di normalità per lavoratori della zona e studenti che vogliano mangiare senza svuotare il portafoglio. Spazioso, luminoso nonostante si trovi proprio sotto la High Line, bancone lungo, buon “Reuben”.

AVVERTENZA: AL RISTORANTE DOVETE LASCIARE SEMPRE LA MANCIA

Se le vostre guide si sono dimenticate di dirvelo, o se voi avete giusto saltato quella pagina, ricordatevi che nei ristoranti di New York lasciare la mancia è la regola. La ragione è molto semplice: la paga oraria minima dei camerieri, fissata legalmente come per molti altri lavoratori, è la più bassa in assoluto. Parliamo davvero di pochi dollari all’ora. Nonostante qualche ristorante di lusso stia cambiando il modo di retribuire il suo personale (ed è probabile che, con la scusa di un sistema più democratico, alla fine i camerieri di questi locali andranno a perdere), la paga di un cameriere newyorchese si basa sulle mance. Troverete scritto nelle vostre guide che oscilla tra il 15 e il 20% del vostro conto. La dovrete calcolare sulla cifra netta prima delle tasse. Il mio appassionato consiglio è di lasciare almeno il 20%. In molti locali qualche dollaro in più non inciderà sulle vostre tasche, ma farà la differenza di chi lavora. Per la stessa ragione, quando comprerete un caffè, lascerete una mancia nel bicchiere vicino alla cassa, anche un dollaro. Se vogliamo proprio risparmiare, il mio consiglio è: rimaniamo a casa e non saliamo nemmeno su quell’aereo. Ci siamo capiti, eh?

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