Huda Quhshi, Le'Jemalik, Bay Ridge, Belal Mobarak

Gente di New York #3 – Huda e il suo salone di bellezza

Possibile che in tutta New York non ci fosse ancora un salone pensato anche per le donne che indossano l’hijab? A Brooklyn ora c’è.

 

 

“Buongiorno, sono un po’ in ritardo, potresti arrivare alle 11.30?”.

Certo che posso.

I miei amici non hanno mai messo in dubbio la mia capacità d’essere sistematicamente in ritardo. Ho fatto aspettare chiunque. Mi sono presentato in ritardo ad appuntamenti di lavoro. Ho rischiato amicizie e denaro per la mia flessibile concezione del rapporto tra impegni e tempo. Questo, però, mi ha aiutato a sviluppare una tolleranza granitica al ritardo altrui. E a New York ho trovato il mio paradiso. Non solo perché in questa città essere in ragionevole ritardo non è uno stigma sociale. Ma anche perché le scuse per essere in ritardo, quaggiù, sono davvero infinite. Che nessuno si azzardi a modificare gli antiquati sistemi di segnalamento dei treni in metropolitana, per carità! Ci manca solo che i treni inizino ad arrivare in orario mentre la Nazione è nelle mani di un Dittatore mancato che farebbe la gioia di Mel Brooks.

“Si, non ti preoccupare Huda. A dopo”.

Ovviamente lei non lo sa, ma oggi spacco il secondo.

Benvenuti a Bay Ridge. Spoiler: I love Bay Ridge. Una visita a New York senza venire qui è monca. Dovete camminare lungo la baia, sentire il vento che vi batte in faccia mentre siete al Pier 69. Vi basterà ruotare su voi stessi per vedere Lower Manhattan, la Statua della Libertà e il Ponte di Verrazano. Impagabile. E poi qui, con mia moglie e nostro figlio, abbiamo avuto la nostra prima casa newyorchese. Amo Bay Ridge, vi ho avvertito.

Siamo a Brooklyn, in un quartiere che è stata la casa di Tony Manero e dove Sarah Jessica Parker, con una semplice fotografia su Instagram, ha reso ancora più celebre uno dei migliori ristoranti mediorientali di tutta New York. Già questo vale il viaggio con la lenta metropolitana R. Io la prendo tutte le volte che torno dal mio parrucchiere, un vecchio palestinese che non manca d’offrirmi parte della sua cena se mi presento in negozio nel tardo pomeriggio.

Ma oggi sono venuto a Bay Ridge perché voglio incontrare Huda Quhshi.

Sono stato incuriosito dalla prima pagina di un giornale locale. A dire il vero, sono prima stato inorridito. Il titolo sembrava uno di quelli del defunto settimanale di resistenza umana: “Salon Alaykum”, diceva il Brooklyn Eagle. Per chi non lo sapesse, As-Salaam-Alaikum è il più tradizionale saluto in lingua araba: la pace sia con te. Al quale si risponde con Wa-Alaikum-Salaam. La notizia era quella dell’apertura di un nuovo salone di bellezza. Ma cosa trasformava un’apparente informazione di servizio in una notizia? Questo salone si trova nell’enclave mediorientale di Bay Ridge, la sua proprietaria è una donna yemenita e il salone pare essere unico nel suo genere a New York, essendo stato pensato in primo luogo per le donne che indossano l’hijab.

 

Huda Quhshi, Le'Jemalik, Bay Ridge, Belal Mobarak
Huda Quhshi il giorno dell’inaugurazione del suo Le’Jemalik (fotografia di Belal Mobarak)

Huda Quhshi ha aperto il suo salone da pochissimi giorni, il 29 gennaio. Oltre al Brooklyn Daily Eagle, hanno parlato di lei il New York Post e il canale televisivo locale PIX11. È stato proprio il servizio in TV a convincermi che dovevo venire a conoscerla. E quel servizio era quanto di più realmente americano si potesse immaginare. Una giornalista d’origini asiatiche stava intervistando un’imprenditrice d’origini arabe. Alla faccia di chi pensa d’alzare muri, respingere i rifugiati all’aeroporto o poter afferrare qualunque donna per i genitali. Si, sempre il Tizio che manco la fantasia di Mel Brooks.

Le’Jemalik, لجمالك è il nome del salone. In arabo significa “per la tua bellezza”. Quando arrivo al salone Huda mi saluta con un leggero inchino del capo e mi chiede di aspettare ancora qualche minuto, giusto per dare alle donne presenti la possibilità di coprire i loro capelli prima di mostrarsi a me.

“Questo era il mio sogno almeno da vent’anni”, inizia a raccontare Huda. “Quando avevo appena dieci anni, mia mamma si lasciava fare da me i tatuaggi con l’henné. Poi, a 14 anni, ho iniziato a fare pratica con mia sorella. La truccavo, le facevo la piega”. Anche senza vedere il suo sorriso mentre parla, è sufficiente ascoltarla per sentire nel timbro della sua voce che questo salone è per Huda molto più del semplice desiderio d’avere un’attività propria. Attraversiamo la porta che separa l’area d’attesa dalla zona dei trattamenti e delle acconciature. Adesso sono in un ambiente che, in genere, è precluso agli uomini.

“Per le donne musulmane che portano il velo non è sempre facile trovare un luogo dove sentirsi a proprio agio, lontane dallo sguardo degli uomini quando scoprono la testa. Ho lavorato spesso a casa delle mie clienti, ma anche in scantinati. Negli anni ho sentito tante storie di donne in imbarazzo. Perché anche quando sei in un salone per acconciature femminili può sempre capitare che arrivino all’improvviso degli uomini. E tu sei lì, con la testa all’aria, e qualcuno prova a coprirti con un asciugamano”. Sorride, pure mentre racconta quest’ultima scena. Ma sta parlando di un problema davvero sentito, che può mettere ansia a chi, come lei, ha deciso di portare l’hijab. “È stata una delle ragioni per cui volevo creare un luogo che non fosse un semplice negozio ma un salone che offrisse alle donne della comunità uno spazio dove rilassarsi, senza la paura di sguardi non voluti”. Huda ci tiene a precisare che il suo salone non è solo per coloro che indossano l’hijab, ma per tutte le donne, “di qualunque etnia e di qualunque credo religioso”. Già solo tra le sue dipendenti, vedo che almeno una non copre i suoi capelli con il velo.

Dubito che il salone di Huda Quhshi possa servire solo la comunità di Bay Ridge. Durante la mia visita erano in corso i preparativi per le ultime riprese di un video. Diffuso dalla piattaforma di informazione online Now This, in soli tre giorni questo video è già stato visto oltre 10 milioni di volte. Su Facebook ha ricevuto 150mila “mi piace” ed è stato condiviso più di 90mila volte. Probabile che nelle prossime settimane Le’Jemalik possa diventare una meta per tante newyorchesi, attirando clienti soprattutto da altri quartieri con forte presenza mediorientale. Nemmeno le distanze saranno un limite: la stessa Huda, che vive a Greenpoint, il punto più a nord di Brooklyn, ogni giorno deve fare un lungo tragitto per arrivare qui a Bay Ridge.

A 37 anni e con tre figli, due dei quali già alle scuole superiori, Huda Quhshi ha intrapreso un’attività davvero ambiziosa. “Ciò che hai visto qui è solo una parte”, mi dice mentre scendiamo al piano interrato. Le’Jemalik, infatti, non è un semplice salone di bellezza ma anche una boutique per future spose, che qui possono ricevere un servizio completo: dall’abito all’acconciatura passando per il reportage fotografico. Huda mi mostra due pareti dove sono in mostra proprio gli abiti da sposa.

Quando ci sediamo attorno ad un tavolo vicino ai camerini, la conversazione diventa più personale. Huda è nata e cresciuta qui a Brooklyn. Mi racconta degli anni in cui il padre è arrivato in America, dei sacrifici per realizzare il suo sogno. Come tanti suoi connazionali, in questi giorni convulsi anche Huda aspetta di capire cosa succederà con lo stop all’immigrazione dallo Yemen. Questa non è nemmeno la sua preoccupazione principale. Perché la famiglia del marito vive ancora in Yemen e laggiù la guerra civile non dà tregua.

Ma pur con questo macigno invisibile sulla testa, il pensiero di Huda corre di nuovo a Le’Jemalik, alle tante cose cui deve stare ancora dietro in questi primi giorni dopo l’apertura. “Per settimane ho dovuto anche fare i conti con i ritardi delle imprese di costruzioni. Ho dovuto insistere e fare pressioni, perché finissero tutti i lavori più importanti in tempo. Non vedevo l’ora d’aprire”.

La sua fede religiosa sarà sicuramente un aiuto. Ma c’è un’altra cosa che rende forte questa donna yemenita. Huda Quhshi è una vera newyorchese.

Le’Jemalik Salon and Boutique, 6915 5th Avenue, Brooklyn, NY 11222

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