Federal Hall, Wall Street, New York

Il giorno perfetto a New York

In effetti, poteva capitare pure a Benevento.


La scena era surreale. Non tanto perché il cortile del municipio fosse completamente vuoto, ché in genere c’è quasi mai nessuno. Quanto perché il vuoto era tutt’intorno, come se newyorchesi e turisti fossero stati risucchiati via. Scarse le auto su Broadway, poche persone sul Ponte di Brooklyn, ancora meno nel parco davanti alla City Hall. E proprio nella solitudine del primo cortile di New York, la figura solitaria del suo Sindaco. Bill De Blasio camminava in circolo, con tanto di mascherina a coprire il suo volto. Solo attraverso lo zoom della mia piccola macchina fotografica potevo vedere l’auricolare e immaginare che fosse alle prese con una lunga telefonata. Magari stava solo ascoltando della musica.

City Hall, Municipio di New York. Il Sindaco Bill De Blasio cammina da solo in cortile (13 maggio 2020).

Essere vivi e avere la città tutta per se è un privilegio. Non penso al Sindaco, penso invece al sottoscritto. Finché il privilegio dura, tanto vale goderselo. In teoria, ogni giorno potrebbe essere quello giusto. Oltre che per una prematura dipartita, che di questi tempi sembra proprio essere all’ordine del giorno, anche per una perfetta esperienza epicurea a New York. 

Non credo, però, che davvero ogni giorno valga un altro. No. C’è stato solo un giorno perfetto, e io c’ero.

Ieri. 

New York, con il permesso divino, delle guerre termonucleari e di qualche altro coronavirus assassino, vivrà quasi certamente migliaia e migliaia di altre giornate. Da quando gli olandesi sono arrivati quaggiù, creando la colonia di New Amsterdam sull’isola che i nativi Lenape chiamavano Manahatta, ne ha già vissuto oltre 144.000, mica balle. Sono certo che alcune delle future giornate saranno spettacolari, magari passeranno alla Storia per qualche evento glorioso. Ma nessuna sarà mai come mercoledì 13 maggio dell’anno 2020.

13 maggio 2020, Ponte di Brooklyn. Non è solo il Giorno Perfetto a New York. È anche il giorno perfetto per gli “influencer”.

È assolutamente possibile che il mio giudizio sia stato condizionato. Ieri la colazione è stata abbondante, avevo dormito un numero di ore sufficienti per essere bello e riposato. L’umore era ottimo. Avevo con me tutto quello che serviva per andare in esplorazione durante una Covid giornata: mandarini, bottiglietta d’acqua, pizza fatta in casa, cuffie, mascherina d’ordinanza, occhiali da sole e pure guanti in lattice, che mi porto sempre dietro nel caso debba praticare urgentemente qualche ispezione anale.

Immagino che l’assenza di nuvole abbia contribuito. Un giorno perfetto, col cielo velato dalle nuvole, proprio non si può vedere.

13 maggio 2020, fantasma in bicicletta all’angolo tra Broadway e Liberty Street.

Cosa fare e dove andare nel giorno perfetto a New York è discutibile. Sdraiarsi pancia all’aria a Coney Island, fare l’amore dietro un cespuglio a Prospect Park, perdersi tra le statue del Metropolitan Museum, andare al faro sotto il George Washington Bridge, mangiare cotiche fritte a Fordham o ravioli tibetani a Jackson Heights sono tra le prime cose che mi vengono in mente. Sul cespuglio a Prospect Park non ho ancora del tutto perso la speranza.

Escludendo i ravioli tibetani, che potrebbero essere sostituti da altri tipi di pasta ripiena, anche chi legge dall’Italia dovrebbe facilmente trovare, e un po’ ovunque, boschi o spiagge senza dover marciare per giornate intere. Le cotiche si friggono in mezzo mondo, e in un qualunque piazza di paese è capace che ci sia una statua. Non è solo un coronavirus senza passaporto che ci rende tutti simili.

Wall Street Station, Broadway, New York
13 maggio 2020, pedone fantasma su Broadway e Wall Street.

Nel giorno perfetto non ho fatto nessuna delle cose sopra elencate, risparmiandole per giornate che potrebbero richiedere un minimo di incoraggiamento. Mi sono invece ritrovato a Downtown Manhattan, nel Financial District, che non è proprio il primo posto dove vorresti andare, a meno di non essere a pranzo con qualche amico italiano che lavora per grandi marchi del settore alimentare e i cui uffici sono invariabilmente tra i ghiacciati canyon di cemento di quella che è stata la New York delle origini.

Attorno a Wall Street c’era un silenzio quasi perfetto pure lui, se non fosse stato per l’unica bimba eccitata per essere a spasso con gli unici genitori visibili nel raggio di un paio di chilometri. Pochi cani a gironzolare con i loro padroni, qualche muratore in strade senza auto, tanti postini. Zero visitatori. Avendo scattato qualche fotografia sono certo che almeno un paio di individui mi abbiano preso per un turista deficiente e amante del pericolo. Solo la Milano della peste manzoniana dev’essere stato un posto peggiore dove recarsi. Se continuerà così, se bar e ristoranti non riapriranno completamente e se i turisti avranno paura di tornare in città, quella Milano si materializzerà nei nostri incubi e saranno cazzi amari.

9/11 Memorial, New York
13 maggio 2020, Memoriale dell’11 Settembre

Già sapete: non sei un vero newyorchese se non ti lamenti almeno un po’ dei turisti, pure quando ti pagano bollette. La ragione è che la città sarebbe piccola e affollata anche senza visitatori. Solo Covid-19 ha reso possibile l’impresa di svuotare quasi completamente certi quartieri di New York. Sebbene a singhiozzo, nei quartieri popolari la vita va avanti: usciamo di casa, andiamo a far la spesa, portiamo i ragazzini ai giardini, chiacchieriamo a distanza con altri disgraziati che sudano pure loro dietro una maschera. Nei quartieri degli uffici, invece  c’è un’atmosfera da abbandono che quaggiù non si respira mai, perché questa è una città che non chiude per ferie.

Anche le zone frequentate per definizione e prevalentemente dai turisti sono deserte. Times Square è desolante, “un po’ triste e molto grande”. Sembra uscita da un film di fantascienza e quasi c’è da rimpiangere le giornate in cui nessun newyorchese vorrebbe metterci piede. Al Memoriale dell’11 Settembre, invece, l’assenza di essere umani è quasi un atto dovuto.

Oculus, New York
13 maggio 2020, molto probabilmente passerà alla Storia come Giorno Perfetto a New York. L’Oculus di Calatrava, vuoto.

Gli uffici chiusi hanno reso inutile la stazione dei treni per i pendolari del New Jersey. E così il centro commerciale che la sovrasta, l’Oculus progettato da Calatrava, è un guscio bianco senza tuorlo. Per paranoia, e pur avendo i guanti da ispezione corporale d’emergenza nello zaino, non ci penso nemmeno per sogno a toccare le maniglie delle porte che conducono all’interno dell’Oculus. Come spesso in questi casi, c’è comunque un ingresso per disabili. Per aprirlo basta pigiare un bottone, in qualunque modo possibile.

L’uso delle mani in pubblico sta diventando irrilevante quando non semplice segno di maleducazione: chi li vuole tutti quei germi? Non mi stupirei se nel futuro prossimo i siti porno contenessero una sezione dedicata all’autoerotismo e i gomiti.

Azzanno la mia pizza seduto su un cubo di cemento lungo Greenwich Street. Non oso mangiare i mandarini, invece, e tantomeno bere acqua. Stimolare la minzione è sconsigliabile Non so quanto posso resistere ancora senza farmela addosso, nella migliore delle ipotesi potrei essere a casa in un’ora e mezza. I bagni dell’Oculus sono chiusi, per paura che gli spruzzi d’acqua dei gabinetti trasportino il coronavirus nelle narici degli educati che si ostinano a tirare lo sciacquone. Avviene, con molta più frequenza di quel crediamo, dicono i ricercatori. No, non che ci sia la fila per tirare l’acqua al cesso.

Brooklyn Bridge, New York
Ponte di Brooklyn, 13 maggio 2020. Il giorno perfetto a New York sta per volgere al termine. Tempo di tornare a casa…

Riprendo il Ponte di Brooklyn, in direzione mio rifugio domestico. L’aria è resa calda dal sole, il cielo è sempre più blu. Qualche turista c’è, ma sono molti di più quelli che tornano semplicemente a casa dal lavoro.

Davvero un giorno perfetto, qui a New York.

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