Panzerotti Bites

Gente di New York #9 – Vittoria, Pasquale e i Panzerotti

Dalla Puglia con tutto quello che davvero serve per rendere felice un italiano a New York (e non solo perché i panzerotti sono fritti)


Lo so, il titolo di questo post sembra uno di quelli che fecero la fortuna di Totò e Peppino. Ma “Panzerotto non andare via” mi sembrava pure peggio. Per non parlare del primissimo che m’era venuto in mente: “Panzerotto mio, fatti capanna”. Si stava annunciando un mezzo disastro. Come introdurre Pasquale e Vittoria senza fare torto ai loro panzerotti? Guido, io vorrei che tu, Lapo ed io… Niente.

Vittoria e Pasquale si fanno amare a prima vista. Non me ne vogliano i loro panzerotti, che si fanno adorare pure loro. Ma questi due ragazzi, panzerotti a parte, li ameresti anche se non fossero dei mastri pizzaioli. Hanno uno sorriso che spacca. E poi arrivano da Bari. Appena entri nel loro locale a Carroll Gardens, ordini il tuo pranzo e, clima permettendo, ti vai a sedere all’aperto, il grande murale che hanno fatto disegnare in cortile ti mette subito di buon umore.

“SE PARIGI AVESSE LU MÈR…”: QUANDO CERCHI LA FRANCIA E TROVI BARI

Panzerotti Bites
Il murale del cortile di “Panzerotti Bites” a Carroll Gardens, Brooklyn

In qualche metro quadro c’è concentrata tutta la Puglia, non solo Bari. Da San Nicola ai trulli, dal pane di Altamura ai taralli. Passando per tutta una serie di modi di dire che a Bari sono comuni e che, anche se non siete pugliesi, avrete sentito dire da amici o da comici (Gianni Ciardo, anyone?): “mo’ vengo!”, “ancora cadi!”, “camin, vattin”, “statti bene”. E visto che siamo in un luogo deputato a sfamarci, l’immancabile e definitivo “mangiati una cosa”. Noi abbiamo seguito alla lettera quest’ultima nota d’antica saggezza.

Dico “noi” perché non ero da solo, a pranzo. Io e la Ragazza Dai Capelli Rossi avevamo finito le nostre commissioni a Downtown Brooklyn. Che facciamo, prima d’andare a prendere il ragazzino a scuola? L’idea era quella di ciondolare lungo Smith Street e fermarci in uno dei locali o bistrot francesi molto popolari tra i piccoli quartieri di Boerum Hill e Carroll Gardens, zona che negli anni si è popolata di giovani famiglie in arrivo proprio dalla Francia. E poi su Smith c’era pure una gelateria indiana aperta da qualche mese, che dovevamo assolutamente provare.

Sapevamo che molti di questi locali francesi hanno il maledetto vizio di farti pagare solo in contanti, ma ci siamo lo stesso illusi che almeno qualcuno accettasse anche il bancomat. Dopo due tentativi andati a vuoto, ci siamo fermati davanti ad un terzo ristorante, senza miglior fortuna. Quando la mia furia iniziava a salire (eufemismo), i miei occhi sono caduti sulla vetrina del locale accanto: “Panzerotti Bites, Original Apulian Food”. Tombola.

LA PUGLIA A CARROLL GARDENS

La “Guida Inutile New York” si cala nella parte del pugliese a Brooklyn come manco Stanislavski

Carroll Gardens ancora oggi è un quartiere a marcata presenza italiana. Fino a tutti gli Anni ‘50 era una sorta di Little Italy. Anche quando i nostri connazionali hanno iniziato ad abbandonarlo, per muoversi verso State Island, New Jersey o Long Island, altri compaesani hanno preso il loro posto.

Negli Anni ‘70, con l’arrivo nel quartiere di molte giovani coppie di professionisti da Manhattan, gli italiani hanno trovato un valido incentivo a vendere, e il loro esodo ha preso piede. Nello stesso periodo, tuttavia, 10.000 nuovi  immigrati sono giunti dall’Italia. E circa 2.000 tra questi sono arrivati dalla Puglia. Più precisamente da Mola di Bari.  

Nonostante il social club dei molesi esista a tutt’oggi, a Carroll Gardens il numero complessivo degli italiani, e quindi anche dei pugliesi, è calato drasticamente, passando da oltre il 50% dei residenti ad appena il 20%. 

Con gli italiani sono andate via da Carroll Gardens anche tante delle loro attività commerciali: pasticcerie, macellerie, trattorie. Per questo motivo, già solo l’arrivo di una giovane coppia di ragazzi pugliesi, in quest’area di Brooklyn, dovrebbe essere un momento per festeggiare. Ancora di più se questi due coraggiosi emigrati hanno portato con se la ricetta dei panzerotti.

I VERI PANZEROTTI ARRIVANO A BROOKLYN

Panzerotti Bites, Panzerotti, Panzerotto Mortadella
Il feroce attacco subito da un panzerotto alla mortadella (“Panzerotti Bites”, Brooklyn)

Vittoria e Pasquale sono a New York da poco più di tre anni, e nel 2018 hanno aperto il loro “Panzerotti Bites”. Sono davvero due mastri pizzaioli, che col tempo hanno perfezionato la ricetta per l’impasto dei loro panzerotti. Quando fanno servizio di catering (perché fanno anche quello), propongono dei mini panzerotti. E io ho iniziato a sbavare alla parola mini.

Si, perché dopo aver visto il menu ho capito che vorresti provarli sostanzialmente tutti. Due “bites” a panzerotto e via. Invece mi sono dovuto accontentare. Due soli panzerotti di dimensioni tradizionali. Uno tutto per me, l’altro condiviso con la mia signora. 

Panzerotti Bites
Panzerotto speciale della settimana: verdure miste, salsa di pomodoro, mozzarella e ‘nduja, da me richiesto nella sua versione al forno (ma ricordatevi che per Vittoria e Pasquale, baresi d.o.c., i panzerotti tradizionali sono quelli fritti)

La scelta del cuore (meglio, di panza) è caduta immediatamente sul panzerotto alla mortadella. E ho chiesto che venisse rigorosamente fritto. Quello da condividere, invece, lo abbiamo provato al forno. Panzerotto speciale della settimana, con ripieno di verdure miste, salsa di pomodoro, mozzarella e ‘nduja. Quasi perfetto, se non fosse per il madornale “errore” d’averlo chiesto al forno.

Per chi non lo sapesse (parlo a voi, settentrionali salutisti), i panzerotti si fanno fritti. È soprattutto questo, e non solo le dimensioni più umane, che li separa dal tradizionale calzone napoletano. L’altro “errore” del pranzo è stato poi quello di ordinare una Birra Moretti invece di una Peroni. Credo che Pasquale sia stato educato, ma a Bari mi avrebbero come minimo guardato storto. 

VITTORIA E PASQUALE, DUE GEMME RARE

Invisibile agli occhi degli ispettori del Dipartimento della Sanità di NYC, sbircio Vittoria mentre prepara un panzerotto

Quanto a educazione, Pasquale e Vittoria sono un campione di rarità nel quadro sempre più desolante degli italiani che lavorano nella ristorazione. Pasquale e Vittoria, quando ordini o quando ti raccontano la loro storia, ti danno sempre e solo del lei. Roba che, ultimamente, sembra fantascienza.

Come il ripieno d’un panzerotto che venga spaccato a metà, non riesco a contenere il piccolo polemico in letargo nella mia panza. Mi riferisco ai nostri connazionali in Italia come all’estero. Non importa l’abissale differenza età, non importa come ti rivolgi a loro, non conta nemmeno la formalità del contesto: invariabilmente, che tu sia al bar o al tavolo di un ristorante, ti apostrofano sempre dandoti del tu. Non è ignoranza o evoluzione della lingua. Semplice mancanza di rispetto. Per se stessi prima che per la persona a cui stanno parlando.

Il dono dell’ospitalità di Vittoria e Pasquale non si limita al rispetto che manifestano a tutti i loro clienti. Si nota nei dettagli del loro locale, nella stessa cura con cui servono i loro panzerotti. Noi siamo stati clienti particolarmente fortunati e viziati. Prima Pasquale è venuto a sincerarsi di persona che il nostro pranzo fosse davvero gradito. Poi, dopo aver risposto pazientemente a tutte le mie inutili domande, Vittoria ci ha pure offerto il caffè. La Ragazza Dai Capelli Rossi, poco adusa a queste gentilezze (rare anche a New York), ha chiesto quanto dovessimo pagare.

“PANZEROTTI BITES” MERITA BEN PIÙ DI UNA VISITA

Quando capitate a New York per visitare Brooklyn, passeggiando a sud di Brooklyn Heights, fate una puntata da “Panzerotti Bites” qui a a Carroll Gardens. Non rimarrete delusi, a maggior ragione se arrivate dal Nord dell’Italia e friggere l’impasto della pizza non è proprio la prima cosa che vi venga in mente. 

L’interno accogliente di “Panzerotti Bites”

Mi raccomando: nonostante la gentilezza e ospitalità di Vittoria e Pasquale, non pensiate che il caffè sia sempre compreso nel conto! Non che magari non lo meritiate pure voi, anzi. Il fatto è solo che questi due ragazzi, come tutti gli altri, lavorano sodo per arrivare alla fine della giornata. In una città come New York, dove gli affitti dei locali sono spaventosamente cari, non è mai facile far quadrare i conti per chi opera nella ristorazione.

Vittoria e Pasquale vi faranno sentire a casa. Nel loro menu, tra i panzerotti proposti, troverete di sicuro quello che fa per voi. Il classico va per la maggiore, dice Pasquale, e pure quello con il salame piccante. Ma visto che sono preparati sul momento, voi potrete anche avanzare richieste particolari (dando la colpa alla “Guida Inutile New York” per le vostre stravaganze).

L’opzione tra panzerotti fritti e al forno, come spiega Pasquale, serve per dare un minimo di libertà ai clienti newyorchesi abituati al tradizionale calzone. Ma quasi tutti, aggiunge lui, finiscono per scegliere la versione fritta come a Bari.

Io dovrò tornare di certo, da “Panzerotti Bites”. Ho deciso che devo provare quello ai porcini e, soprattutto, quello coi polipetti. Nel caso di quest’ultimo, magari, chiederò un’aggiunta di cipolla. Perché anche se sono “baby octopus”, a Bari si sa: la morte du pulp je la cpodd*…

PANZEROTTI BITES, 235 Smith Street, Brooklyn, NY, 11231

*La morte del polpo è la cipolla.

Lascia un commento