Gente di New York #8 – Peter, che conta

Quando i passanti sono davvero solo un numero


È seduto su uno di quei seggiolini portatili e pieghevoli da campeggio. 

Vedo che tiene qualcosa sulle gambe e mi pare che stia usando una piccola tastiera.

Rallento per sbirciare.

Vedo dei tasti bianchi su quello che sembra un righello verde.

Proseguo per la mia strada.

Fulton Mall, Brooklyn. I marciapiedi sono affollati come sempre.

Sento che se vado avanti, finirò per pentirmene.

Devo tornare indietro.

Torno indietro, dall’uomo del seggiolino.

Abbasso il volume della musica e mi levo le cuffie. Chiedo all’uomo con la piccola tastiera in legno se posso disturbarlo un attimo.

L’uomo del seggiolino alza lo sguardo, accenna un sì con la testa e non smette d’armeggiare sulla sua piccola tastiera.

Sono curioso.

Gli chiedo cosa stia facendo con quell’aggeggio.

“Conto le persone”.

Sorride. Cerca di capire se sono sorpreso.

“Strano, eh?”

Gli dico che, onestamente, non ci trovo nulla di strano. Un passatempo come un altro. 

Sulle sue gambe tiene anche dei fogli di carta con delle tabelle per i numeri.

Mi presento e gli chiedo come si chiama.

Prende tempo, qualche secondo, come se stesse cercando un nome qualunque da dire ad uno sconosciuto.

“Peter”.

Che sia Peter o no, poco importa.

Chiedo a Peter se viene spesso su questo marciapiede.

“No, solo a chiamata”.

Non ho idea di cosa intenda.

Vorrei continuare a fargli domande.

Ma so che ho già invaso fin troppo il suo spazio vitale.

E da tempo ho imparato la prima regola per vivere a New York: fatti i cazzi tuoi.

La conosce anche Peter, che le persone le conta solamente.

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