Gowanus, Brooklyn, Carroll Street Bridge, New York City

Cosa vedere a Brooklyn #2 – Gowanus

Gowanus ha uno dei canali più inquinati d’America, un glorioso passato industriale, l’inevitabile “gentrificazione”. Se poi amate collezionare denti umani, è da qui che dovete passare (e la mafia, almeno per una volta, non c’entra)

 

Il sole sta tramontando e il piccolo traghetto si ferma proprio davanti alla Statua della Libertà, ad una distanza inusuale per un’imbarcazione di turisti. Ma gli ospiti a bordo sono turisti inusuali pure loro e il comandante — che indossa con orgoglio un berretto di veterano della guerra del Vietnam — ha accettato di fare una deviazione. Sono quasi le 8 di sera e a breve faremo rientro al Pier 11 di Lower Manhattan. Pur essendo in servizio su una rotta speciale, il traghetto è uno di quelli normalmente usati sulle linee della NY Waterway, che ogni giorno attraversano il fiume Hudson connettendo il New Jersey a Manhattan. Ho trascorso l’ultima mezz’ora in pratica dentro la cabina di comando, parlando a lungo con uno degli aiutanti di bordo. “Dovrei farcela ad arrivare a casa verso le 9”, mi dice Cosimo, “e poi subito a dormire, ché domattina la sveglia è alle 3!”.

Statua Della Libertà, Statue Of Liberty, New York City, New York
Statua Della Libertà, al tramonto

Cosimo si occupa dell’imbarco e dello sbarco dei passeggeri. Vive da più di quarant’anni a Hoboken, NJ, ma è originario di Bari. Fino a 20 anni fa ha lavorato in una delle residue fabbriche che ancora producevano abbigliamento. Poi, come molte altre fabbriche americane, anche la sua ha chiuso i battenti, trasferendo la produzione dove la manodopera costava meno, dall’Asia all’Est Europa. Cosimo è finito a lavorare in Honduras. Ma dopo un anno, anche su insistenti pressioni della moglie, ha deciso di tornare a casa e ha trovato impiego sui traghetti. “Sono già in pensione, però continuo a lavorare. I miei tre figli si sono tutti sistemati, hanno fatto l’università. Io faccio sempre il primo turno del mattino, viaggio con i pendolari. Qualche volta, per arrotondare, faccio anche queste qui”. A parte una breve pausa pranzo, Cosimo è in servizio da quasi 14 ore.

NAVIGARE LUNGO IL FRONTE DEL PORTO DI BROOKLYN

Red Hook, Brooklyn, Port, Porto, New York City, New York
Red Hook, porto

I passeggeri a bordo questa sera non sono pendolari che rientrano a casa. Sono turisti, e newyorchesi curiosi, tutti con la passione per la storia industriale della città. Stanno partecipando — e io con loro — ad un tour che li ha condotti lungo il fronte del porto di Brooklyn: dal quartiere Brooklyn Heights, passando per Red Hook e poi fino a Gowanus, uno dei quartieri simbolo dell’eredità industriale di New York. Organizzato dall’associazione no profit “Working Harbor Committee“, il tour non ha solo lo scopo di tenere viva la memoria ma anche quello di offrire conoscenza a quanti sono interessati al futuro dei quartieri che si affacciano sulla baia di New York. Molte di queste zone ospitano ancora alcune attività industriali, e molte più artigianali, dalla produzione di cioccolato al the freddo più famoso della città. Ma sono soprattutto, come quasi sempre quaggiù, nell’occhio degli investitori immobiliari.

Il settore delle costruzioni a New York crea lavoro, profitti, voti alle elezioni. E la pressione demografica chiede sempre nuove case. Come conciliare nello stesso luogo la testimonianza storica, la produzione artistica, quella del cioccolato artigianale e un immenso complesso di condomini? E come tenere tutto questo insieme offrendo anche soluzioni di trasporto di massa quando la città è sempre meno Manhattan-centrica ma la sua rete di metropolitana rispecchia ancora l’economia del secolo scorso? Auguri, questo è il malditesta quotidiano del nostro Sindaco De Blasio, con il suo bilancio da 82 miliardi di dollari (si, avete letto bene: miliardi). Io mi limito a fargli ciao-ciao tenendo per mano il mio Piccoletto, quando siamo a spasso per Park Slope e lo incontriamo fuori dal ristorante dove tiene alcune delle sue riunioni politiche. In bocca al lupo, davvero. Perché questa è il tipo di città dove, come ti giri, pesti comunque una merda.

Gowanus Bay, Brooklyn, New York City, New York
Chiatta nella Gowanus Bay

Il giro in traghetto organizzato dal “Working Harbor Committee” dura due ore e costa 30 dollari. Pur senza essere del luogo, o maniaci della storia di New York, questo tour offre la possibilità di osservare la città da un punto di vista spesso ignoto anche alla stragrande maggioranza dei newyorchesi, a meno di non lavorare su un rimorchiatore o su una chiatta che trasporta rifiuti ferrosi lungo il Gowanus Canal.

Quando stiamo per attraccare nuovamente al Pier 11, saluto il Comandante e gli faccio i miei complimenti, perché la manovra nel canale, per cambiare direzione di marcia e tornare verso la baia, è stata davvero millimetrica e sembrava quasi che il traghetto potesse incastrarsi negli argini di cemento.

Arrivare a Gowanus via acqua è suggestivo, porta indietro nel tempo. Ma non volendo partecipare ad un’escursione organizzata e non potendo comunque scendere dal natante che ci porta laggiù, a meno di non munirsi di canoa e pagaia, tanto vale raggiungere quest’area di Brooklyn con la metropolitana. Linea R in direzione 95th Street/Bay Ridge, fermata Union Street. In marcia.

UN PO’ DI STORIA, DA GEORGE WASHINGTON AI PRIMI CONTAINER

Villaggio di Brooklyn, 1766 (Bernard Ratzer)
Villaggio di Brooklyn, 1766 (Bernard Ratzer)

Prima di sviluppare la sua identità industriale e portuale, a partire dagli inizi del secolo scorso, l’area dove sorge il quartiere Gowanus era, letteralmente, una palude. Quello che adesso è un canale, in principio era solo un torrente che toccava tre piccoli laghi. Gli olandesi si sono insediati in questa zona nel 1636, dopo averla acquistata da Gowane, capo della tribù indiana dei Canarsee. Se è assai probabile che il nome Gowanus derivi proprio dal nome del capo indiano, c’è anche una tesi che lo lega invece ad un’altra parola, “gouwee”, che in olandese antico indicava la baia. Quei primi coloni commerciavano soprattutto ostriche, il principale prodotto della baia di Gowanus. Nel 1660 agli olandesi subentrano gli inglesi, e la storia scorre senza particolari scossoni fino all’agosto del 1776.

Battle of Long Island
La battaglia di Long Island (Alonzo Chappel, 1858)

Dall’aprile del 1775 le tredici colonie americane erano ufficialmente in guerra con la madrepatria, la Gran Bretagna. Quella conosciuta come Guerra di Rivoluzione Americana prende una piega decisa agli inizi di luglio del 1776. Il 4 luglio di quell’anno, infatti, le colonie dichiarano la loro indipendenza. George Washington è convinto che gli inglesi cercheranno di arrivare nella punta sud di Manhattan, e così sposta laggiù il grosso delle sue truppe. Calcolo sbagliato, perché gli inglesi attaccano a Brooklyn, proprio nell’area che oggi chiamiamo Gowanus. E per gli americani arriva la prima disfatta, il 27 agosto 1776.

Nella prima metà del 1800 la palude salina di Gowanus, come altre zone della vasta area newyorchese (qui abbiamo parlato di Willets Point nel Queens) viene progressivamente riempita con i rifiuti cittadini e con le ceneri provenienti dalle fornaci. L’area si popola di mulini e magazzini. I traffici nel porto di New York crescono, spinti anche nel 1862 dall’allargamento del Canale di Erie, che nella regione più a nord dello Stato di New York collega il fiume Hudson alla regione dei Grandi Laghi. La città di New York supera per importanza Philadelphia. La popolazione di Brooklyn raddoppia in pochi decenni, e alla fine del 1880 supera il mezzo milione di abitanti. Il boom demografico e la crescita economica della città si alimentano a vicenda. Tutta l’area che corre da Gowanus verso nord diventa un grande porto, in grado di competere con lo stesso porto di New York (perché non bisogna dimenticare che fino alla fusione avvenuta nel 1898, la città e la contea di New York erano formate dalla sola isola di Manhattan e anche Brooklyn era una città e una contea a se stante). Nella zona si concentrano fabbriche d’ogni tipo e si costruiscono abitazioni per chi in queste fabbriche deve lavorare. Qui si creano grandi depositi di pietra arenaria rossa, usata per i caratteristici ed eleganti palazzi che ancora oggi sono visibili nei quartieri ricchi della cosiddetta “brownstone Brooklyn”, dove se non guadagni almeno 300mila dollari all’anno non pensarci nemmeno a compare casa. Tra gli scarichi industriali e quelli fognari, il Gowanus Canal diventa il collettore di quanto ci sia di più tossico. La puzza che sale dalle acque è così intensa che il canale si guadagna il soprannome di “Lago di lavanda”.

Gowanus Canal, Brooklyn, New York City, New York, Gowanus
Gowanus Canal, 1935 (fotografia di Seymour “Zee” Zolotofofe)

Nel 1900 le fortune industriali di quest’angolo di Brooklyn proseguono senza sosta e nulla sembra poterle fermare. Ma la fine degli anni ’50 segna una delle svolte più importanti nella storia dell’industria e del commercio globali. Sono gli anni in cui vengono introdotti i container. Da quel momento i porti non saranno più gli stessi. E nemmeno New York sarà più la stessa. La città entra in una lunga fase di lento declino, perché il suo sistema portuale non è in grado di gestire il flusso dei container, che trova invece nuovi spazi nel vicino New Jersey. Le fabbriche chiudono, abbandonando la città. Per una precisa scelta politica nazionale, chiudono anche il Brooklyn Navy Yard, i cantieri navali militari.

Ford, Drop Dead, New York City
“Ford alla città: crepate” (Daily News, 30 Ottobre 1975)

Dagli inizi degli anni ’70 la disoccupazione sale e la criminalità con lei. New York è sull’orlo della bancarotta, abbandonata anche dal governo federale che guidato dal Presidente Gerald Ford non intende salvarla. Sono gli anni in cui uno dei più popolari tabloid newyorchesi, il Daily News, pubblica a caratteri cubitali, in prima pagina, un titolo come: “Ford alla città: crepate”. All’undicesima ora — come dicono gli americani per riferirsi all’ultimo minuto utile — il governo cede. New York si salva con un prestito pubblico da un miliardo e 300 milioni di dollari da restituire con gli interessi in tre anni. Soprattutto, la città intera inizia a reinventarsi, per ritornare ai fasti del suo passato.

LA GENTRIFICAZIONE DI ____________ (Riempite lo spazio bianco con il nome di un quartiere di una qualunque città americana. Qui parliamo di GOWANUS)

Chi arriva oggi a New York difficilmente immagina che questa città abbia alle spalle una storia industriale, figurarsi quella di un declino economico. Passeggiare per Gowanus sarà sufficiente per toccare quasi con mano quel passato, che qui è ancora fatto di magazzini, officine, ponti levatoi. Ma basterà mettere mano al portafoglio, magari al momento di pagare la vostra coppetta di gelato da Ample Hills, per capire che quaggiù il declino è proprio lontano.

Gowanus, Douglass Street, Brooklyn, New York City
Gowanus, Douglass Street

Come dicono gli americani, Gowanus è uno di quei quartieri “up and coming”: non ancora al vertice ma sulla strada del successo garantito. Lo aiuta la sua posizione, perché è circondato da quartieri ricchi. Lo aiuta la sua architettura, perché un grande magazzino o una vecchia industria possono essere recuperati per gli usi più disparati o buttati giù per costruirci un palazzo. Lo aiuta la sua geografia, perché quel canale non rimarrà torbido in eterno, anzi.

Se arrivate con la metropolitana da Manhattan, uscendo all’aperto dalla stazione di Union Street invertite la direzione di marcia, attraversate l’omonima strada e proseguite lungo Fourth Avenue verso nord, giusto un paio d’isolati. Se volete un punto di riferimento… lo vedete quel palazzo all’orizzonte che sembra un enorme dito medio rivolto a chiunque lo stia fissando? Voi non fissatelo, ma la direzione è quella. Passeggiate un po’ per Degraw Street e Douglass Street. Sono due esempi perfetti della fortuna newyorchese e di tutte le città che hanno un passato simile: avere ancora spazi dove svilupparsi e averli a prezzi relativamente ridotti. Dove? Nei “borough” esterni all’isola di Manhattan, a partire proprio da Brooklyn.

A Manhattan il poco terreno libero viene occupato per costruire condomini-grattacielo, dove la maggior parte dei compratori non abita in città e qui, dalla Russia alla Cina passando per il Brasile, mette solo al riparo dalla svalutazione i propri capitali. Detto che da mesi ci sono comunque segni di vistosa flessione (tradotto: appartamenti in vendita a 20 milioni di dollari adesso sono scontati al 50%), questo fenomeno distorce ulteriormente un mercato immobiliare che deve fare i conti con una spaventosa abbondanza di capitali autoctoni, aumentando ancor di più le diseguaglianze sociali. Brooklyn, a passi un po’ meno lunghi, sta andando nella stessa direzione. Perché, almeno per il momento, riesce a salvarsi? Perché in una strada come Degraw Street puoi ancora aprire attività che altrove fallirebbero per gli elevati costi immobiliari. Nello stesso isolato puoi trovare: una scuola di skateboard per ragazzini, una palestra di crossfit, una scuola di scherma e una struttura per arrampicare al coperto. Un isolato più avanti, su Douglass Street, in poche decine di metri troveremo non solo un microbirrificio ma anche due scuole di musica, una delle quali è un franchising della “School of Rock” dell’omonimo film.

Gowanus, Brooklyn, New York City, New York
Azienda di traslochi a Gowanus

Se il turista cerca Starbucks in Times Square (non so nemmeno se ci sia) perché il suo figliolo possa fare pipì mentre il papà prova il bibitone che c’è solo a Milano o la catena di abbigliamento intimo dove la mamma possa svuotare la carta di credito, la famiglia newyorchese benestante (come quella dei turisti in vacanza) cerca invece luoghi dove bere un caffè tostato in loco mentre i figli imparano a suonare i Ramones o si esercitano con la spada. Mandare il ragazzino a fare un’ora di skateboard costerà 45 dollari se ha meno di 5 anni, altrimenti la tariffa per una lezione privata sarà di 75 dollari. A pochi isolati da quella stessa palestra ci sono le case popolari di Gowanus. Pur avendo un impiego, molti dei residenti delle Gowanus Houses dovrebbero lavorare un giorno intero per pagare un’ora di skateboard con istruttore. Per non dire che andare su uno skate è una di quelle cose che devi semplicemente imparare cadendo sulla strada e non iper-protetto dalla tua mamma.

Gowanus, Brooklyn, New York City, New York, Smith Street
Gowanus, Brooklyn, dalla stazione della metropolitana di Smith Street

Fino a quando esisteranno case popolari, buoni pasto e altri supporti del welfare pubblico, queste disuguaglianze saranno un colpo per gli stomaci sensibili ma non metteranno a repentaglio la tenuta di questa società. Qui le elezioni non si vincono promettendo ai poveri che non saranno più tali perché riceveranno aiuti ma promettendogli che anche loro diventeranno ricchi. La prima è la balla europea, la seconda quella americana. Non è una gara a quale delle due balle sia più fantasiosa. Sono società con valori diversi. Semplicemente, se ti illudo che con l’impegno potrai diventare anche tu come il tuo campione NBA o rapper preferito, e poi ti butto lì lo stretto necessario per sopravvivere, la tua vita sarà grama ma avrai uno straccio di speranza, anche solo per i tuoi figli. Se ti dico che ti tiro io fuori dalla povertà, e poi non lo faccio, tu sarai incazzato due volte. L’ho messa giù in termini molto minimi, ma l’essenza è questa.

Se l’amaro in bocca o i sensi di colpa non ci hanno rovinato l’appetito, ora possiamo andare a mangiare. Lasciamo Douglass Street e prendiamo Third Avenue in direzione sud. Un quarto d’ora di passeggiata, giusto per giustificare le calorie all’orizzonte. L’ideale è venire a Gowanus in pieno inverno, per godere appieno quella sensazione gelida di umidità nelle ossa, oppure in piena estate, quando il sole cocente e la stessa umidità di cui sopra ci ricorderanno perché le città migliori sono quelle che piantano alberi. In una zona industriale? Alberi? Giusto una manciata, tanto per far colore.

SOUTH BROOKLYN, GLI ITALIANI E LA MAF… IL “THRAFFICOH”

Questa parte di città, seppur in maniera imprecisa, fino al passato più recente era chiamata South Brooklyn. Imprecisa perché, con riferimento alla mappa del borough, ci troviamo pur sempre nell’area centrale, più vicina al nord e a Downtown. I residenti più vecchi, ancora oggi, usano quello stesso nome. L’appellativo deriva dal fatto che questa è stata la zona che per prima si è sviluppata dopo la fondazione del Villaggio di Breuckelen, avvenuta nell’area adiacente all’attuale Ponte di Brooklyn (dove ora c’è il quartiere di DUMBO). Tutto ciò che è stato costruito a sud dell’originaria Breuckelen ha mantenuto l’indicazione geografica “Brooklyn” nel nome.

South Brooklyn, Brooklyn, Gowanus, New York City, New York
South Brooklyn, Italia

Tra i vecchi che parlano al passato ci sono tanti italiani. Per decenni, infatti, il porto che si estendeva tra Red Hook e Gowanus ha dato lavoro a migliaia di nostri connazionali e molti di loro vivevano in quegli stessi quartieri o in quelli limitrofi come Carroll Gardens. Alla inizi degli anni ’30 gli italiani avevano praticamente soppiantato gli irlandesi nel porto. Sono gli stessi anni, non a caso, in cui la mafia italiana domina South Brooklyn e costringe alla ritirata la criminalità irlandese. Non a caso perché l’immigrazione italiana, soprattutto dal sud, era in crescita da trent’anni mentre quella dall’Irlanda era in calo. E non a caso perché una delle attività di “racket” più lucrative per la criminalità organizzata in America (irlandese, italiana o ebraica che fosse) è sempre stata il controllo del sindacato e negli anni ’30 gli italiani avevano il controllo totale dell’ILA, il sindacato degli scaricatori di porto. Per quanto possa sembrare paradossale agli occhi europei, proprio gli anni del New Deal, con l’ampliamento dei diritti a favore dei sindacati dopo anni di attacchi da parte della grande industria, sono stati un periodo in cui la mafia ha potuto prosperare perché i lavoratori italiani erano già la maggioranza in molti settori ad alta intensità di lavoro, come quelli portuali o dell’edilizia.

1 Febbraio 1952, L'organo ufficiale del sindacato ILWU si scaglia contro il concorrente ILA, accusato d'essere corrotto e nelle mani del racket
1 Febbraio 1952, The Dispatcher, L’organo ufficiale del sindacato dei portuali ILWU si scaglia contro il concorrente ILA, accusato d’essere corrotto e nelle mani del racket

Il passaggio di consegne tra la mafia italiana e la criminalità irlandese a South Brooklyn avviene attraverso un episodio di sangue, con tanto di data simbolica. La sera del 25 dicembre del 1926 un noto gangster irlandese, Robert “Gambadilegno” Lonergan e cinque suoi uomini si presentano all’ingresso di un social club frequentato da italiani. Secondo i testimoni sono ubriachi e iniziano anche ad insultare gli astanti. Quando nel social club entrano tre ragazze irlandesi, che stanno accompagnando altrettanti uomini italiani, Lonergan urla alle tre giovani di tornare indietro e unirsi a degli uomini bianchi. A quel punto inizia una sparatoria e gli irlandesi hanno la peggio. Un racconto mai confermato dice che quella stessa sera nel locale fosse presente anche Al Capone, in trasferta da Chicago. Forse è una leggenda, e metterebbe pure in discussione la casualità dell’episodio. Ma è invece un fatto che Al Capone sia nato e cresciuto poco distante dalle aree dove stiamo passeggiando, in una via di Park Slope, quando anche quel quartiere era ancora conosciuto come South Brooklyn.

Nei quindici minuti di camminata lungo la Third Avenue di Gowanus avrete avuto modo di pensare a tutte queste storie. E, dopo aver attraversato Union Street, sarete pure passati davanti ad un autentico ritrovo italiano, il Glory Social Club. Non conosco la sua storia e ancora non ci sono entrato, rimpiangendo di non averlo fatto durante una delle partite dell’Italia ad Euro 2016. Ma una cosa è certa: questo tipo di club erano spesso non solo un luogo dove gli immigrati italiani potevano socializzare ma anche luoghi di ritrovo per i “wiseguys”, i “made men”.

Monte's, Gowanus, Brooklyn, restaurant, italian-american, New York City, New York
Gowanus, Monte’s, ristorante che in passato era frequentato dagli “uomini d’onore” di South Brooklyn

Stessa sorte toccava ai ristoranti, perché anche i mafiosi amano mangiare come tutti noi e parlare d’affari davanti a un piatto di pasta, in quelli che gli americani chiamano “red-sauce restaurant”. Uno di questi è il Monte’s Venetian Room, al 451 di Carroll Street. Dal 1906 in attività, nel 2008 il ristorante chiude ad un anno dalla morte del novantenne Nick Monte, figlio del fondatore Angelo. Nel 2011 riapre con una nuova gestione e un nuovo forno a legna per l’immancabile pizza. Ma perdendo alcune caratteristiche che lo avevano fatto scegliere come location di una famosa scena del film “L’onore dei Prizzi”. Monte’s è famoso soprattutto perché per anni è stato il luogo di ritrovo dei fratelli Gallo, uomini d’onore della cosca Profaci poi diventata Colombo, cioè una delle cinque famiglie mafiose che per anni hanno dominato New York. Joey “Crazy” Gallo, il più violento dei tre fratelli, a tavola trova anche la sua ingloriosa fine: in un ristorante di Little Italy, a Manhattan, durante uno degli episodi più sanguinosi nella storia di Cosa Nostra in città.

CARNE PER I VOSTRI DENTI

Ma voi siete in America e magari la pasta la mangiate già tutti i giorni quando siete in Italia. Un bel respiro, potete farcela, è tempo di cambiare dieta. Due scelte. La prima è il ristorante sul tetto di Whole Foods, che si trova all’angolo tra Third Avenue e 3rd Street. Meglio noto come “Whole Paycheck” (tutto lo stipendio) per i suoi prezzi non proprio popolari, Whole Foods è una delle catene di supermercati più famose degli Stati Uniti, con vocazione particolare per tutto quello che è biologico, salutare, pseudo-artigianale. Nato nella Brooklyn del Texas, cioè la capitale Austin, Whole Foods ha deciso di aprire il suo primo supermercato fuori da Manhattan proprio qui a Gowanus. Dopo dieci anni di gestazione, il supermercato ha aperto alla fine del 2013. Al termine del vostro pranzo, quando farete un giro attorno al canale, capirete perché hanno scelto di investire quaggiù. Sul tetto del supermercato trovano spazio una serra (dove Gotham Green produce il basilico che in famiglia usiamo per il nostro pesto alla genovese) e un ristorante/pub dal nome poco originale, The Roof, ma ottimo per le sue selezioni e soprattutto se non riuscite a fare a meno della vista sui grattacieli, che potrete apprezzare sedendovi ai lunghi tavoli presenti sul terrazzo. Fossi in voi, però, io punterei sulla seconda opzione.

Fletcher's Brooklyn Barbecue, Gowanus, Brooklyn, New York City, New York
Fletcher’s Brooklyn Barbecue

Al 433 di Third Avenue troverete Fletcher’s Brooklyn Barbecue. Come i proprietari di questo ristorante spiegano bene sul loro sito web, negli Stati Uniti il barbecue è veramente una religione e in ogni Stato, soprattutto del sud, si preparano carni diverse. Voi buttatevi su un classico come il petto di manzo (brisket) o sulle “burnt ends”, cioè la punta di quello stesso petto tagliata a pezzettini. Si impone anche un contorno. Imperdibili i “collard greens”, un tipo di cavolo che in Italia non si trova. Per pasteggiare, suggerita una birra. E poiché Brooklyn è sempre il centro dell’Universo Mondo, la scelta cadrà sulla Six Point, una birra locale prodotta nel vicinissimo quartiere di Red Hook.

A questo punto, satolli, è tempo di prendere un caffè. Lo so, siete dei fondamentalisti dell’espresso, non riuscite proprio a concepire che miliardi di persone bevano il caffè diversamente da come si fa in Italia. In questo, noi italiani, siamo come i cubani, per i quali il caffè è solo quello che bevono loro, il “cafecito”, con 25 cucchiaini di zucchero. Tranquilli, troverete un espresso dignitoso un po’ ovunque a New York. Spesso, anche ben più che dignitoso. Solo in certi ristoranti troverete un caffè pessimo, esattamente come quello delle nostre trattorie o di quei bar che amano bruciarlo e tu ci metti piede giusto perché hanno la Gazzetta.

SOLO PIÙ I DENTI

Morbid Anatomy Museum, Gowanus, Brooklyn, New York City, New York
Il “Morbid Anatomy Museum” di Gowanus

[ AGGIORNAMENTO: IL MUSEO HA CHIUSO A DICEMBRE 2016, PER MOTIVI FINANZIARI ] Per il nostro caffè entreremo in un museo, giusto a mezzo isolato dal nostro barbecue. Il Morbid Anatomy Museum è la nostra meta (424-A Third Avenue). Per il nostro caffè non dovremo pagare un ingresso, perché il punto vendita di “Black Gold”, locale che ha la sua sede principale nel vicino quartiere di Carroll Gardens, è accessibile a chiunque. Così come accessibili sono la libreria e il negozio del museo. Cosa troveremo? Premesso che non siete costretti a visitare il piano superiore, che ha un costo comunque modesto, il Morbid Anatomy Museum espone un mix di oggetti legati alla morte e all’anatomia, nei suoi aspetti culturali più popolari come in quelli più scientifici. Scheletri, animali imbalsamati, feti, modelli anatomici rinascimentali, maschere funebri. Nonostante il museo cerchi, dichiaratamente, di tenere insieme il livello alto e quello basso, la curatrice è una studiosa di lungo corso. Tanto per capirci, nel blog del museo ci sono i collegamenti ai principali musei di anatomia al Mondo, tra cui anche Napoli e Torino (solo per fare due esempi). Il caffè è buono e potrete berlo con tutta calma seduti ad uno dei tavoli.

Morbid Anatomy Museum, Gowanus, Brooklyn, New York City
Denti umani: mai più senza

Non andate via senza aver comprato un dente umano, rigorosamente autentico e usato. Con la miseria di 6 dollari arricchirete la vostra collezione di cose inutili. Se preferite, ci sono anche un sacco di oggetti realizzati con capelli, umani pure quelli. Per i più esosi, un bel procione imbalsamato, che fa sempre tanto fine in salotto.

Se venite a fare il tour di Gowanus con il sottoscritto, ce la possiamo prendere comoda, magari facciamo un giro un po’ più largo che tocchi pure i quartieri vicini, e la tariffa rimane la stessa, tranquilli (potete offrirmi una birra, volendo). Ma se siete da soli, il mio suggerimento è adesso quello di tornare indietro e rifare i vostri passi lungo la Third Avenue, giusto fino a 3rd Street. È tempo d’apprezzare il canale che ha dato nome al quartiere.

GOWANUS CANAL

Gowanus Canal, Brooklyn
Il Gowanus Canal visto da Whole Foods

Dalla Gowanus Bay il canale omonimo risale nel quartiere per poco meno di due miglia, che sono circa tre chilometri. Quasi la metà del canale si insinua dentro Brooklyn a partire da Hamilton Avenue dove c’è il primo di cinque ponti levatoi che consentono l’attraversamento stradale. Whole Foods, con tutta la sua fama di catena del cibo di qualità non poteva trovare collocazione più ironica di quella ai bordi del canale storicamente considerato una sorta di fogna a cielo aperto. Ma con oltre 91000 dipendenti e un fatturato di quasi 15 miliardi e mezzo di dollari nel 2015, al quartiere generale di Austin è probabile che siano poco inclini a scherzare con gli investimenti. Questo canale inquinato dal 2010 è stato inserito nell’elenco prioritario dei siti nazionali oggetto di bonifica. Significa che l’Agenzia per la Protezione Ambientale americana può attivare finanziamenti federali per procedere al recupero dell’area. In altre parole, pur non trasformandosi in Venezia, con i soldi di tutti i contribuenti americani questa parte di Brooklyn perderà presto il suo carattere “gritty” e si riempirà di condomini per famiglie dai redditi medio alti.

Hamilton Avenue, Brooklyn, Gowanus Canal
Gowanus Canal, ponte levatoio di Hamilton Avenue

Nell’attesa della rivoluzione del cemento armato, qui è anche un altro tipo di cemento che ha solleticato ben altro tipo di speculazioni. Una delle storie più ricorrenti dice che il Gowanus Canal fosse una discarica dove i mammasantissima facevano sparire i loro nemici, annegandoli. Come? Secondo la più classica delle narrazioni mafiose cinematografiche: bloccando i loro piedi in scatole o secchi nei quali versavano poi il cemento. A dire il vero, quella delle “cement shoes” sembra più una leggenda che non trova riscontro nella cronaca nera. Ma a maggio di quest’anno, proprio qui a Brooklyn lungo la costa di Manhattan Beach, per la prima volta è stato recuperato il corpo di un uomo con i piedi nei secchi di cemento e la faccia avvolta con il nastro isolante, come fosse una mummia. Appartenente ad una presunta gang (la stessa per la quale, con l’accusa tutta da provare di detenere droga e armi, nel 2014 è stato arrestato Bobby Shmurda, giovanissimo rapper di Brooklyn), l’uomo dalle scarpe di cemento sembra essere stato vittima di qualcuno che voleva fare il gangster, imitando una scena che gli investigatori di mezza America dicono esista solo nelle finzioni mafiose. Il suo corpo è emerso dall’acqua perché dentro i blocchi di cemento si era formata dell’aria. Pare che un poliziotto di lunga data, alla vista del corpo, abbia detto: “questo cemento non è un lavoro da wiseguys, loro non avrebbero mai fatto un lavoro così di merda. Ma questo tizio ha fatto di sicuro incazzare qualcuno”. A Gowanus le speranze di trovare conferma a voci e leggende mafiose erano affidate a un robot realizzato da un ricercatore romano presso l’istituto politecnico dell’Università di New York. Equipaggiato con sensori per misurare parametri chimici delle acque e, soprattutto, dotato di telecamere, pare che “Brooklyn Atlantis I” non abbia trovato quello che avrebbe riempito le cronache per settimane ma abbia fatto il suo onesto lavoro.

Gowanus Canal, Brooklyn, New York City
Gowanus Canal, sempre lui, dal parco realizzato sul retro del 365 Bond, nuovo condominio di lusso

Con le operazioni di bonifica ambientale sono arrivati però i primi cantieri e negli ultimi due anni molte strade hanno iniziato a cambiare la loro fisionomia. Attraversato il ponte di Third Avenue, in direzione ovest, svoltiamo a destra su Bond Street e proseguiamo per un isolato verso nord. Già solo all’angolo con 2nd Street c’è una perfetta sintesi del passato e del futuro di Brooklyn. Anche senza avere nemmeno di striscio il fascino rappresentato da una fila di brownstone immersi nel verde, orgoglio del borough più popoloso di New York, questo tratto di strada non solo racchiude la storia di Gowanus ma offre una rappresentazione plastica delle trasformazioni che da decenni stanno avvenendo nelle città americane e che dopo la crisi del 2008 stanno accelerando. Sono, peraltro, le stesse trasformazioni che finora hanno vivacizzato, se ce ne fosse stato bisogno, il dibattito delle elezioni presidenziali 2016: diseguaglianze sociali, declino della manifattura, immigrazione. In questo isolato, sino al 2014, c’erano magazzini di vecchie industrie. Al loro fianco, piccole abitazioni, spesso con la tradizionale struttura in legno visibile in tutte le città del nord-est americano. Quello stesso tipo di abitazioni erano decenni fa abitate dagli immigrati italiani, irlandesi e poi portoricani che lavoravano lungo il fronte del porto. Adesso i magazzini non ci sono più. Al loro posto un complesso condominiale il cui retro si affaccia sul canale. Le piccole abitazioni resistono. Ma una, almeno a giudicare dai lavori artistici realizzati attorno all’albero che la costeggia, non sembra più abitata da una famiglia di vecchi operai. Quanto al condominio 365 Bond, i prezzi sono alla portata di famiglie i cui redditi superino quanto meno la soglia degli 80mila dollari all’anno. Ciononostante, 86 dei 700 appartamenti del complesso sono a disposizione di famiglie con redditi medio-bassi e verranno assegnati attraverso una lotteria. Quante sono le persone che hanno fatto domanda per partecipare alla lotteria e andare a vivere, ad affitto calmierato, in un condominio di lusso che si affaccia lungo un suggestivo e pur sempre putrido canale? Oltre 56mila.

Adesso avviamoci verso la fine di questa passeggiata non particolarmente lunga, ma di particolari ricca.

NOTA DOLCE FINALE

Gowanus, Bond Street, Brooklyn, New York City
Gowanus, Bond Street

Gowanus non emerge per bellezza mozzafiato e mai ci riuscirà, non foss’altro perché è circondato da quartieri con strade alberate e architetture in cui sembra che ogni pietra attiri l’attenzione. Ho però amici che farebbero carte false per venire a vivere quaggiù o che passerebbero giornate intere a mappare ogni magazzino. Detto che il sottoscritto appartiene comunque a quest’ultima sotto-categoria di nostalgici del paesaggio industriale e delle persone che lo popolavano (non sto dicendo che rimpiango un mondo di disgraziati che lavoravano in fonderia o nelle catene di montaggio alienanti), Gowanus e i suoi dintorni si distinguono per la diversità. Lavori tradizionali a fianco di studi di design. Ristoranti vecchio stile e locali per concerti di musica indie. Chiesa cattoliche e scuole per ragazzi musulmani. A Gowanus c’era il quartier generale del socialista Bernie Sanders per le primarie democratiche nello Stato di New York. E sempre nel quartiere almeno un elettore repubblicano è riuscito per un po’ a mostrare con orgoglio il suo supporto per Donald Trump, fino a quando un anonimo coglione gli ha strappato il cartello che esponeva davanti alla sua abitazione.

Gowanus, Ample Hills
Gowanus, il gelato Ample Hills (e la foto non rende)

Camminando ancora verso nord lungo Bond Street, arrivate su Carroll Street. Svoltate a destra e attraversate il ponte sul canale. La caratteristica di questo ponte mobile è che non si apre come un tradizionale ponte levatoio, bensì scorre orizzontalmente su rotaie. Superato il ponte svoltate a sinistra su Nevins Street e procedete per due isolati. Avvicinandovi a Union Street è assai probabile che inizierete a sentire un profumo insistente, come se foste nelle vicinanze di un caseificio. Fuocherello. Si tratta di latte, ma non per i formaggi. Siete finalmente arrivati davanti ad Ample Hills, gelateria tra le più note non solo a Brooklyn ma in tutta New York. Marito e moglie hanno iniziato la loro impresa nell’estate del 2011, con un piccolo negozio nel quartiere di Prospect Heights, sempre qui a Brooklyn. Dopo appena quattro giorni dall’apertura sono stati costretti a chiudere: perché erano stati presi d’assalto dai clienti e avevano letteralmente finito le scorte di 130 galloni di gelato (fate voi la conversione e non chiedetemi perché qui valga l’unità di misura dei liquidi… 500 litri di gelato fa impressione lo stesso). Da piccola bottega artigianale si sono ingranditi, fino ad avere punti vendita anche a Manhattan e in un parco della Disney in Florida, a Orlando. E sono presenti in catene di supermercati, anche da Whole Foods. Ma sono orgogliosi di non aver mai cambiato la loro ricetta originale. Continuano a non fare uso di mix pre-pastorizzati perché la pastorizzazione avviene proprio qui, nel piccolo stabilimento/punto vendita di Gowanus. Se non ci sono 35 gradi all’ombra, munitevi di coppetta o cono e salite a gustarvi il vostro gelato sul terrazzo. Il mio preferito è il “salted crack caramel”.

Prima di lasciare il quartiere, se un po’ ve ne siete innamorati, andate a salutare per un’ultima volta il Gowanus Canal, proprio lungo il ponte levatoio di Union Street (n.b. è la fotografia che precede il titolo di questo post). Perché sarebbe bello avere un canale con l’acqua chiara e magari pure le gondole. Ma vuoi mettere “un fiume sporco dove non ti puoi bagnare”?

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